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Al Teatro Palladium una serata speciale dedicata a Amelia Rosselli

A trent’anni esatti dalla morte di Amelia Rosselli (11 febbraio 1996), al Teatro Palladium dell’Università Roma Tre arriva Linferno, tessuto da mani perfette, una serata speciale a lei dedicata: poetessa, etnomusicologa e organista, tra le figure più radicali e rappresentative del Novecento italiano, capace di attraversare letteratura, musica e pensiero critico con una voce inconfondibile, irriducibile a ogni classificazione.

Una serata omaggio firmata da Fabrizio De Rossi Re, autore e regista dell’azione musicale, con la presenza speciale di Andrea Cortellessa, che sceglie la forma dell’azione musicale e della parola incarnata per entrare nella materia della poesia rosselliana. Un lavoro che attraversa i testi come un corpo vivo, esposto e attraversato da tensioni, restituendone la complessità formale e sonora, l’urgenza intellettuale, la fragilità estrema e la violenza del pensiero che si fa linguaggio.

Segnata dall’esperienza dell’esilio, dal plurilinguismo e da una ricerca costante sul ritmo, sulla struttura e sulla musicalità della parola, la scrittura di Amelia Rosselli, per la prima volta sul palco del Teatro Palladium, trova una traduzione scenica costruita per stratificazioni, contrasti e fratture, in ascolto costante delle discontinuità che attraversano la sua opera e ne costituiscono l’ossatura profonda.

Fabrizio De Rossi Re al pianoforte

In scena, a dare corpo e voce a questo attraversamento, Diletta Masetti (attrice), Maria Chiara Forte (soprano) e Fabrizio De Rossi Re al pianoforte, in un lavoro che prende avvio dalla poesia di Rosselli e dal suono stesso della sua lingua, mettendo in relazione testi poetici in italiano e in inglese con una partitura per soprano e pianoforte.

A questi si innestano le video istallazioni di Lorenzo Letizia e la presenza critica di Andrea Cortellessa, in scena con un testo tratto dal suo saggio Con lascia dietro le nostre spalle: una voce che non introduce né spiega, ma interviene come ulteriore campo di risonanza, aprendo nuovi livelli di ascolto e di comprensione. Ne emergono lampi di ironia, scarti inattesi, zone di luce che convivono con l’oscurità, restituendo la scrittura rosselliana nella sua natura instabile e contemporanea, non come figura da commemorare, ma come pensiero ancora attivo, capace di interrogare il nostro tempo attraverso il linguaggio, il ritmo e la materia sonora.

“Avendola conosciuta personalmente nei primi anni Novanta, grazie all’amico poeta Elio Pecora” spiega l’autore Fabrizio De Rossi Re, “ho deciso di partire dal ricordo della sua voce per costruire una partitura sui suoi testi. Una voce enigmatica e complessa, come la sua scrittura, ma capace di aprirsi all’improvviso a luminosità solari, erotiche, violente, insieme a una fragilità disarmante. Il ricordo confuso delle nostre conversazioni di quel tempo lontano è diventato materia sonora incandescente, attraverso la sua poesia. Leggendo e rileggendo i suoi lavori ho scoperto anche una vena ironica, quasi una vis comica, che di solito viene dimenticata o messa in secondo piano dal peso della sua tragica fine. Rosselli scriveva: La felicità è un micro-organismo nell’interno dell’infelicità / nel cimitero non sa smettere di essere felice. Ed è così, come un tuono dopo la tempesta, che lo spettacolo si conclude”.

Lo spettacolo, prodotto dall’Università Roma Tre attraverso la Fondazione Roma Tre Teatro Palladium e il Dipartimento di Filosofia, Comunicazione e Spettacolo, si inserisce all’interno del convegno internazionale Un echeggiare violento. Trent’anni con Amelia Rosselli, che dall’ 11 al 13 febbraio – negli spazi di Palazzo Valentini, Università La Sapienza e Università Roma Tre – riunisce studiosi, critici e artisti attorno all’opera e alla figura della poetessa. 

Per maggiori informazioni contattare staff.spettacolo@teatropalladium.it

Rossana

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