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Giro d’Italia D5 Pantani lo spettacolo sul Pirata in tour dal nord al sud

Giro d Italia D5 Pantani

Giro d Italia D5 Pantani

Giro d’Italia D5 Pantani: “Non so come, ma il pelatino non arriva a Milano. Fidati.” E invece il pelatino a Milano ci arriva eccome grazie allo spettacolo D5,PANTANI…e ci arriva seguendo tutte le principali tappe del 100° Giro d’Italia di cui fu tante volte l’indimenticato protagonista: dall’apertura del 5 Maggio a Reggio Calabria (Festival YARD – Teatro Umberto Zanotti Bianco) alla chiusura del 28 Maggio a Milano (Teatro della Cooperativa).

Giro d’Italia D5 Pantani: scritto e diretto da Chiara Spoletini

L’opera scritta e diretta da Chiara Spoletini, che vede in scena gli attori Sebastiano Gavasso e Stefano Moretti, in video Alessandro Lui e Giuseppe Spoletini, e che può vantare la voce di Davide De Zan, nasce da un gruppo di artisti, autori, giornalisti e illustratori uniti dalla volontà di restituire a Marco Pantani la sua dignità di essere umano e di sportivo; volontà che ha portato il gruppo anche alla promozione su Change.org di due petizioni contro l’archiviazione delle inchieste sui controlli antidoping di Madonna di Campiglio in occasione del Giro d’Italia del 1999, e sulla morte di Marco a Rimini nel 2004 (www.change.org/pantani).

Giro d’Italia D5 Pantani: la storia vera

La timeline della vicenda ripercorre perciò le prime scalate con la bicicletta di quando era bambino, l’approdo alla squadra che lo rappresenterà per anni, la Mercatone Uno, le vittorie e le sconfitte, fino alla penultima tappa del Giro d’Italia 1999, quando viene squalificato a Madonna di Campiglio per un valore di ematocrito nel sangue sopra la soglia consentita. I media accostano subito a Marco l’ombra del doping: un’ombra che lo perseguita e che lo trascina nel buio. Ultimo capitolo della messa in scena quindi, l’arrivo nella “famosa” D5, la camera dell’hotel Le Rose, che il campione affitta a Rimini per rinchiudersi in una solitudine silenziosa che lo porterà alla morte. Un vero e proprio giallo, una messa in scena costruita maniacalmente a cui ancora oggi non viene attribuito un regista.

Ad affiancare la figura di Pantani nella messa in scena c’è un giornalista sportivo, tifoso appassionato di Marco, dell’uomo e del campione, che insieme a lui dall’inizio, ripercorre la scalata, lasciandosi ispirare  e guidare nella stesura del proprio libro dallo stesso Pantani. E’ stato perciò necessario portare in scena due fonti di informazione: gli attori e il mezzo mediatico. Disseminati tra gli spettatori si trovano dei monitor e le immagini che un videoproiettore getta sulla parete di fondo. Sul palcoscenico due biciclette, immancabili: la più grande, quella delle gare e delle vittorie, e la più piccola, rossa, quella degli inizi, di un Marco bambino che muoveva i primi passi sui pedali.
Il testo e la messinscena raccontano la vicenda con attenzione puntuale, con un obiettivo prima di tutto: il passaggio limpido dell’informazione e dell’emozione sincera che solo da tale informazione onesta può provenire.

Uno spettacolo, dunque, che vuole informare, coinvolgere e appassionare, realizzato con la consulenza tecnica di Francesco Ceniti, giornalista de La Gazzetta dello Sport e co-autore con Tonina Pantani del libro In nome di Marco, e con la collaborazione dell’illustratore Enrico Cicchetti.

Un grande evento dedicato a Marco e a tutti coloro che vogliono pedalare con lui e per lui, per restituirgli la dignità che gli è stata rubata due volte: il 5 Giugno del 1999 e il 14 Febbraio del 2004.

Giro d’Italia D5 Pantani lo spettacolo sul Pirata

Un segno chiaro dentro lo spettacolo e la regia per riaffermare che questo non è solo una ricostruzione di gesta sportive e una performance artistica fine a se stessa, ma una “battaglia artistica” di questa compagnia teatrale per andare oltre l’intrattenimento. E schierarsi senza indugi tra chi crede che il Pirata sia stato un capro espiatorio, figlio di una doppia ingiustizia. (Luca Sancini. La Repubblica, 2 Dicembre 2016)

C’è una intercettazione che potrebbe riscrivere la storia del 5 giugno 1999, quando Marco Pantani fu estromesso da un Giro d’Italia stravinto per un valore di ematocrito (51,9) oltre la soglia consentita (50). Una vera e propria “confessione” involontaria da parte di un affiliato alla camorra: la criminalità organizzata avrebbe pianificato e portato a termine l’esclusione del Pirata dalla corsa rosa. Il motivo? Economico, in primis: c’era sul tavolo un vortice di scommesse clandestine miliardarie con il romagnolo vincente. (…) Non è una novità la pista della camorra “regista” nello stop di Pantani. Spunta già nel 1999: a raccontarla non è uno qualunque, ma Renato Vallanzasca che nella sua biografia, uscita pochi mesi dopo il 5 giugno, racconta: “Un membro di un clan camorristico, mio vicino di cella, mi consigliò fin dalle prime tappe di puntare tutti i soldi che avevo sulla vittoria dei rivali di Pantani. Alle mie obiezioni sulla forza dimostrata in salita dal Pirata, rispondeva: “Non so come, ma il pelatino non arriva a Milano. Fidati.” (Francesco Ceniti, La Gazzetta dello Sport, 25 Settembre 2015)

Ufficio Stampa HF4

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