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‘Le lacrime di Maria’: il materno come forza civile nelle periferie romane. Il 24 febbraio l’anteprima assoluta del nuovo documentario di Anna Pagnozzi

Sono ancora una volta le donne, le madri, le nonne a dare voce alle periferie romane, alle case popolari, al diritto a una vita dignitosa. Sono loro a farsi corpo politico e presenza quotidiana, a trasformare la cura in resistenza.

Questa volta lo fanno davanti alla macchina da presa, sotto la direzione della regista Anna Pagnozzi, con Le lacrime di Maria, documentario – prodotto da Velvet Movie srl con il sostegno del MiC e di SIAE, nell’ambito del programma “Per Chi Crea” – in anteprima assoluta il 24 febbraio 2026 alle ore 17:30 presso il Polo Culturale Ex Campari di Roma.

Un lavoro che offre uno spaccato non solo sulle condizioni materiali delle periferie, ma innanzitutto sulle lotte che le attraversano, spesso affidate alle donne: un cambiamento che passa attraverso le loro mani, le loro parole, la loro capacità di tenere insieme famiglie, quartieri, comunità.

Girato a partire dal quartiere di Torrevecchia, tra le strutture ATER e gli spazi di vita condivisa, Le lacrime di Maria attraversa Roma seguendo un filo narrativo preciso: il materno come principio simbolico e politico. Non solo relazione tra madre e figlio, ma archetipo di protezione e conflitto, luogo di appartenenza e frattura. Il quartiere stesso diventa grembo urbano: accoglie, custodisce, mette alla prova.

ph. Giacomo De Angelis

Un racconto corale

In dialogo ideale con Pier Paolo Pasolini e la sua Mamma Roma, il documentario ricerca le “Mamma Roma” contemporanee: donne che abitano la complessità del presente, ma anche figli e figlie che riscrivono il proprio rapporto con la città. La maternità si espande oltre la dimensione privata e diventa categoria collettiva, principio di solidarietà che spesso supplisce alle carenze strutturali.

Lontano dai cliché del degrado, il film costruisce un racconto corale che restituisce parola agli abitanti. Le periferie emergono come laboratori di trasformazione culturale e sociale, territori in cui migrazioni, sogni e nuove identità si intrecciano. In questo contesto l’arte, e in particolare la musica rap, diventa spazio generativo: un grembo simbolico attraverso cui i giovani elaborano conflitti, producono linguaggi, immaginano futuro.

Le lacrime di Maria, dedicato a Michelle Causo, vittima di femminicidio per mano di un suo coetaneo nel 2023 e che viveva proprio nel medesimo cortile in cui è ambientato il documentario, è un mediometraggio di circa 30 minuti che non osserva dall’esterno, ma si pone in ascolto. Trasforma la periferia da oggetto di sguardo a soggetto attivo di racconto, ribaltando la geografia simbolica della città: è dai margini che Roma torna a essere centro, spazio generativo di nuove narrazioni. Il titolo evoca una figura universale.

Maria come madre, come comunità, come città stessa. Le sue lacrime non sono soltanto segno di dolore, ma traccia di resistenza e di cura. Un racconto in cui il cambiamento resta, ancora una volta, nelle mani delle donne.

Redazione

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