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ROTTA di Giuseppe Lo Schiavo, a cura di Serena Tabacchi. Al Palazzo Vecchio di Firenze un’opera immersiva sul Mediterraneo come confine liquido

C’è chi, nel viaggio dalle rotte del Mediterraneo centrale a quelle italiane, non ha neppure la dignità di diventare numero. Vite che attraversano il mare senza lasciare traccia, fuori da ogni statistica, inghiottite da un confine che spesso non riconosce i corpi, i nomi, le storie. È da questa frattura, e dall’esperienza diretta dell’artista Giuseppe Lo Schiavo, che a Palazzo Vecchio di Firenze, dal 4 al 29 marzo 2026, arriva Rotta, mostra immersiva e opera video installativa che esplora il Mediterraneo come spazio di confine, memoria e ascolto,  trasformando il mare in un luogo sospeso tra oblio e testimonianza attraverso immagini, suono e rito.

Un’esperienza sensoriale immersiva

Un’opera d’arte site specific a cura di Serena Tabacchi – nata come performance in presa diretta – che nelle immagini di un attraversamento in mare aperto, chiama a raccolta e interroga le coscienze. Un’esperienza sensoriale immersiva che coinvolge lo spettatore non come osservatore esterno, ma come presenza attiva all’interno di uno spazio di ascolto e riflessione, dove l’arte non si limita a rappresentare, ma chiede una presa di posizione: una processione laica in mare, in cui cinque imbarcazioni avanzano insieme come un unico corpo, fino a un gesto finale di forte impatto simbolico.

Backstage Rotta

È così che Rotta si colloca consapevolmente all’interno di quello che era lo spazio deputato alla difesa della “fortezza” cittadina, e che Giuseppe Lo Schiavo trasforma in un luogo di riflessione sul concetto contemporaneo di difesa e di confine. Confini che non sono più mura né bastioni, ma superfici liquide, instabili, spesso invisibili. Rotte marittime trasformate in linee di separazione, in spazi di controllo e di attesa, dove la tutela di un territorio coincide spesso con l’esclusione dell’altro. 

Spazio espositivo

Nei 350 metri quadrati della Sala d’Arme, proiezioni perimetrali sincronizzate e un sistema audio immersivo costruiscono un ambiente che agisce sul corpo e sulla percezione: le immagini scorrono come frammenti di una memoria collettiva che non trova archivi ufficiali, mentre il suono avvolge lo spazio e guida l’esperienza in un attraversamento emotivo e sensoriale che sollecita domande, responsabilità, partecipazione.

Non solo dispositivo immersivo: nella Sala d’Arme trovano posto sculture di delfini a grandezza naturale. Spiriti guida per eccellenza, i delfini assumono un valore ambivalente: simboli di salvezza e di mito, ma anche presenze silenziose che accompagnano e interrogano. Un’estensione che amplia il respiro del progetto e rafforza il dialogo tra interno ed esterno, tra esperienza individuale e dimensione collettiva.

Colonna sonora

La colonna sonora originale, composta da Marco Guazzone, dialoga con l’esecuzione di una banda musicale di Pizzo Calabro, coinvolta direttamente nel progetto, trasformando il viaggio in un atto corale, intimo e collettivo al tempo stesso.

Giuseppe Lo Schiavo, in arte GLOS, è visual artist e researcher attivo tra Milano e Londra. La sua ricerca si muove all’intersezione tra tecnologia, scienze e storia dell’arte attraverso il concetto di Synthetic Photography, sviluppato a partire dal 2022 dopo la collaborazione con il MUSE – Museo delle Scienze di Trento su progetti di biologia sintetica. Il suo lavoro indaga temi come evolutionary biology, transhumanism ed ecocentrism, attraverso installazioni immersive, proiezioni 3D e ambienti audiovisivi complessi. Tra i principali riconoscimenti figurano l’European BioArt Challenge 2021, il Premio Cairo 2024 e la selezione su Domus nel 2023. Le sue opere sono state presentate in musei, fondazioni e collezioni pubbliche e private in ambito nazionale e internazionale.

Rotta è promossa dai Musei Civici Fiorentini con il Patrocinio del Comune di Firenze e con la collaborazione della Fondazione MUS.E

Redazione

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