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Il Palazzo Pretorio di Certaldo Alto (FI) accoglie Fiammetta, la nuova personale di Valentina Palazzari a cura di Davide Sarchioni.

Fino al 12 febbraio 2026, il Palazzo Pretorio di Certaldo Alto (FI) accoglie Fiammetta, la nuova personale di Valentina Palazzari a cura di Davide Sarchioni. Le sale affrescate che per oltre sei secoli furono dimora del Vicariato fiorentino – dove si amministrava la giustizia – diventano emblema del potere che veniva esercitato, dove oggi affiorano nuove domande, considerazioni e visioni critiche del presente che prendono forma in un fluire di interventi artistici concepiti come un’unica partitura, in un crescendo che lega corpo e spazio, materia e rivelazione.

Per Palazzari, il riferimento a Fiammetta musa di Boccaccio – figura femminile terrena e passionale – riporta alla realtà, come presenza umana e concreta seppur radicata nel suo tempo, evocando col suo stesso nome una fiamma che arde e resiste, che trasforma e lascia tracce e si fa immagine e metafora della condizione contemporanea. Così l’artista associa ed assembla materiali reali ed eterogenei in immagini che parlano di tensioni e fragilità: grossi cavi elettrici si innalzano leggeri tracciando nodi energetici nello spazio, vecchie lamiere, tele e carte logorate dalla ruggine restituiscono i segni della consunzione e del trascorrere del tempo, mentre sedie, libri, giornali e monete si fanno presenze quotidiane trasfigurate, tracce di assenze e memorie, simboli di potere e consumo che attraversano la vita e ne ridefiniscono i destini.

Itinerario espositivo

Invertendo il canonico itinerario di visita, la mostra si configura come un insieme di segni, tra interventi plastici e oggettuali in cui l’interazione tra materiali e forme con i diversi ambienti e la loro stessa disposizione nello spazio, fa sì che il Palazzo si trasformi da scenografico contenitore a parte integrante di ogni opera. Sfuma così la distinzione tra contenitore e contenuto, tra cornice e quadro generando scenari intensi ed evocativi in un intreccio di visioni e riferimenti ora poetici ora drammatici, che, tra rimandi, allusioni e ribaltamenti semantici, lo spettatore può attraversare liberamente.

Ma è un percorso che interroga, mediante un linguaggio che è insieme ruvido e poetico, che non cerca di rassicurare ma di destabilizzare, che chiede a chi attraversa le sale di farsi carico di un frammento di storia e di trasformarlo in consapevolezza critica. Un cammino unico e continuo, in cui il visitatore non è semplice spettatore, ma osservatore attivo, chiamato a prendere coscienza sostando dentro le contraddizioni e a riconoscerne la forza.

Mentre la prima sala accoglie il visitatore con la fisicità ruvida di una serie di blocchi di travertino che, come pesanti segnalibri, si succedono in fila schiacciando frammenti di pagine strappate, la seconda apre a una dimensione fragile e poetica, fatta di rotoli rugginosi che custodiscono scritture di una storia che si consuma e al tempo stesso si rigenera. Nelle stanze successive il linguaggio si arricchisce di presenze del quotidiano, ma stranianti: giornali accartocciati che diventano un corpo inerme giacente a terra contrapposto a una forma sospesa di cavi elettrici annodati, un’infilata di sedie comuni collocate in bilico su pile di libri che portano a riflettere sul ruolo e il valore della cultura, alti pali di ferro costellati di banconote e monete come icone sfacciatamente reali di un mondo destinato a essere misurato e mercificato.

L’ultima sala diventa insieme punto di arrivo e di apertura, un luogo in cui vecchie lamiere logore costruiscono un’architettura serrata da una catena che ne vieta l’accesso restituendo la percezione di un palazzo che non è più soltanto custode di una storia secolare, ma organismo vivo, vibrante di energie nuove, capace di rivelare il dialogo costante tra passato e presente, tra le forme del potere di ieri e quelle che, in modo più sottile e diffuso, governano il mondo attuale. Infine, un fascio di grossi cavi elettrici oltrepassano il parapetto del pianerottolo in prossimità dell’uscita, ricadendo per gravità verso il cortile interno del palazzo. Un segno forte e poetico che traduce la figura di Fiammetta in un’immagine di forza resistenza.

Fiammetta è una mostra che si attraversa come il letto di un fiume – sostiene Palazzari – e il mio dialogo con lo spazio, in questa esposizione, non è partecipativo ma osservativo, dobbiamo guardarci e comprendere dove siamo oggi“.

Il catalogo edito da Silvana Editoriale sarà presentato durante il periodo di esposizione, con testi in italiano e inglese e una ricca documentazione fotografica sulla mostra e sui progetti artistici più recenti realizzati da Palazzari.

Fiammetta è promossa dal Comune di Certaldo nell’ambito della rassegna CertaldoArte25, dedicata al 650° anniversario della morte di Giovanni Boccaccio, con il patrocinio del Consiglio Regionale della Regione Toscana, ed è organizzata da Exponent in collaborazione con la galleria SPROVIERI di Londra e con TerraMedia APS.

INFO

Ingresso: intero 5,00 € – ridotto 4,00 €
Orario
da settembre a ottobre: 10-13 e 14.30-19
da novembre a marzo: chiuso il martedì, aperto lunedì-venerdì (10-13 e 14:30-16:30) e sabato-domenica (10-13 e 14:30-17:30).
Tel. 0571.661219

Sito: www.visitcertaldo.com 

Rossana

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